La digitalizzazione delle imprese: da dove partire

In quest’ultimo periodo si è sentito tanto parlare di digitalizzazione d’impresa, come mai prima d’ora, ed è cresciuta la consapevolezza dell’importanza che riveste la trasformazione digitale. La tecnologia ha, infatti, lo straordinario potere di eliminare le distanze e rendere tutto più semplice e immediato: questa è la chiave del suo successo e del suo valore.

Tuttavia essere un’impresa “digitalizzata” non significa unicamente acquistare delle macchine più moderne e performanti, implementare in azienda una connessione ultraveloce con la fibra, oppure convertire i vecchi documenti cartacei in file digitali: la digitalizzazione d’impresa è molto di più!

La digitalizzazione delle imprese

Per capire l’importanza e la potenzialità della digitalizzazione è sufficiente fare una sola considerazione: il 65% dei bambini che oggi frequentano le scuole elementari, da grande farà un lavoro che ancora non esiste.

Questo è un dato che emerge da uno studio condotto dal World Economic Forum, e proprio la digitalizzazione d’impresa è la principale responsabile di questo radicale cambiamento futuro. Basta solo pensare che 10 anni fa, ad esempio, non esistevano figure professionali come l’Influencer, il Content Creator su una piattaforma come Youtube, oppure i cosiddetti atleti elettronici (eAthletes), ossia i giocatori professionisti di videogiochi: quali potranno essere le professioni di domani? Le imprese sono veramente pronte a far fronte ad un cambiamento così rapido e costantemente in evoluzione?

Sfortunatamente il livello di digitalizzazione delle imprese, in alcuni paesi più di altri, è ancora piuttosto basso e le difficoltà sono ancora tante. La stessa Unione Europea ha dichiarato che, a causa della mancanza di competenze, attualmente sono ancora vacanti ben 756.000 posti nel settore ICT (Tecnologie dell’informazione e della comunicazione).

Cos’è la digitalizzazione aziendale? Il significato

Non esiste una definizione univoca per la digitalizzazione d’impresa, con questo termine si fa riferimento ad un intero processo di trasformazione delle interazioni, delle comunicazioni, delle funzioni aziendali e dei modelli di business in chiave digitale attraverso l’utilizzo delle tecnologie e dei dati.

Digitalizzare le aziende significa abbandonare quei modelli di business tradizionali, detti anche “analogici”, al fine di semplificare e snellire tutti i flussi di lavoro attraverso l’automatizzazione di attività e procedure di qualsiasi divisione aziendale, dalla produzione alla distribuzione, dal marketing alle vendite, dal customer care alla contabilità aziendale.

La digitalizzazione viene spesso confusa con la dematerializzazione, ossia quel processo che porta alla trasformazione di tutti i documenti aziendali cartacei in documenti digitali, sotto forma di file di vario formato. Sebbene la dematerializzazione sia un’attività complementare alla digitalizzazione, si tratta di concetti totalmente differenti! È invece sensato parlare di dematerializzazione legata alla digitalizzazione solo quando si fa riferimento ai luoghi fisici di lavoro: con la digitalizzazione tutto avviene in rete, in uno spazio totalmente virtuale, dematerializzato!

La digitalizzazione comporta la creazione di nuovi spazi di lavoro che incentivano la collaborazione e lo scambio reciproco attraverso videoconferenze, chat, interazioni sulle piatteforme di Social Networking per dipendenti, collaboratori e clienti.

Tutto questo si traduce anche in un importante risparmio di tempo e di risorse economiche: i processi aziendali diventano più efficienti ed efficaci nel raggiungimento degli obiettivi, gli spazi fisici, e i relativi costi, si riducono, i lavoratori vengono coinvolti attivamente in un processo di aggiornamento e formazione costante.

dipendente di una grossa azienda lavora con strumenti digitali in una impresa profondamente digitalizzata

La trasformazione digitale delle imprese: da dove partire

Il percorso verso la digitalizzazione d’impresa non è semplice, la principale barriera d’accesso per molte imprese è dovuta alla generale confusione sulla materia. Ma in un contesto così tanto dinamico e in continua trasformazione è indispensabile andare oltre qualsiasi paura o incertezza e iniziare un percorso di digitalizzazione vero e proprio.

È vero che la digitalizzazione d’impresa richiede un ingente investimento di risorse, ma è necessario vedere questo processo da un altro punto di vista: un’opportunità!

Il primo approccio verso questa nuova prospettiva d’impresa è quello di focalizzare la propria attenzione sulle priorità e sugli obiettivi da perseguire, individuando passo dopo passo quali sono gli ambiti d’impresa in cui intervenire più urgentemente, e quali invece possano essere gli interventi da attuare nel medio-lungo termine.

Questa prima fase di valutazione e analisi è fondamentale per definire quello che è l’elemento principale della trasformazione digitale: la strategia!

La definizione della strategia è la fase più importante e delicata, tanto da richiedere le competenze di figure professionali capaci di individuare tutte le criticità, le modalità d’intervento e i KPI necessari per cogliere tutte le nuove opportunità. In questa fase una figura sempre più indispensabile è quella dell’Innovation Manager, un consulente esterno capace di bilanciare le esigenze aziendali con le attività di digitalizzazione.

Lo sviluppo di una buona strategia di digitalizzazione parte rispondendo ad alcune domande chiave:

  • In quale settore si colloca l’azienda?
  • Quali sono i principali rischi e difficoltà che l’azienda dovrà affrontar con la digitalizzazione?
  • In che modo la digitalizzazione può garantire un cambiamento a lungo termine?
  • Che tipologia di innovazione duratura può introdurre la digitalizzano all’interno dell’azienda?

Tutti questi interrogativi possono trovare una risposta soltanto con una visione complessiva dell’identità aziendale alle sue origini, e di come questa si è evoluta nel tempo, individuando gli obiettivi da raggiungere in base alle esigenze dell’azienda.

Una volta definita la strategia si passa alla parte più operativa, e in base agli interventi individuati si può procedere all’introduzione in azienda di nuovi sistemi gestionali o ERP, applicativi server gestibili tramite web browser, soluzioni on-premise e cloud oppure piattaforme documentali enterprise.

La digitalizzazione delle imprese italiane

Per valutare il livello di digitalizzazione delle imprese italiane e non viene spesso utilizzato il concetto di maturità digitale. Con questo termine si intende l’investimento in infrastrutture digitali finalizzate a ottimizzare i flussi informativi all’interno dell’impresa, e a renderla più efficiente e competitiva.

In riferimento alle infrastrutture tecnologiche ci sono undici tecnologie principali considerate la chiave per valutare il grado di maturità digitale di un’impresa:

  1. Software gestionali;
  2. Cyber security;
  3. Simulazione;
  4. Fibra ottica;
  5. IOT;
  6. Big Data;
  7. 4G-5G;
  8. Robot;
  9. AR-VR;
  10. Cloud;
  11. Stampa 3D.

L’utilizzo congiunto di alcune di queste tecnologie diventa quindi un indicatore efficace per comprendere quanto un’impresa sia realmente digitalizzata oppure no. In base all’ultimo Censimento Permanente Istat sulla digitalizzazione delle imprese italiane, la situazione del nostro Paese è piuttosto positiva: nel triennio 2016-2018 il 77,5% delle aziende italiane con più di 10 dipendenti ha investito, o quantomeno utilizzato, almeno una delle undici tecnologie chiave.

grafico Istat che raffigura lo stato attuale di digitalizzazione delle imprese italiane
Fonte: 1° Edizione del Censimento Permanente delle imprese, Istat 2019

Fonte: 1° Edizione del Censimento Permanente delle imprese, Istat 2019

Da un punto di vista quantitativo i risultati sono quindi molto positivi, tuttavia la maggior parte delle imprese ha utilizzato un numero limitato di queste tecnologie, privilegiando gli investimenti infrastrutturali quali soluzioni cloud, fibra ottica, software gestionali e cyber security.
Quando si parla di digitalizzazione d’impresa non è tanto importante la quantità di infrastrutture digitali utilizzate, piuttosto le modalità con cui queste tecnologie vengono implementate e interconnesse fra loro.

Spostando l’attenzione su quest’ultimo punto di vista, soltanto il 16,6% delle imprese ha implementato la digitalizzazione aziendale in maniera efficiente, adottando sistemi IOT, realtà aumentata, analisi dei Big Data, automazione avanzata o soluzioni di stampa in 3D.

È importante passare da un approccio quantitativo a uno qualitativo, in cui non è il numero di tecnologie utilizzate che conta, ma piuttosto l’integrazione completa fra queste nell’ottica di un sistema di soluzioni digitali complementari.

Il censimento Istat mette anche in evidenza le dimensioni con cui la digitalizzazione d’impresa si distribuisce sul territorio nazionale: il 72,2% delle imprese italiane con un numero di dipendenti compreso tra 10-19 addetti ha adottato nuove tecnologie digitali, mentre nelle grandi aziende con più di 500 dipendenti la percentuale è molto più alta, pari a circa il 97,1%.

Da un punto di vista di distribuzione geografica, il 73,3% delle imprese del Mezzogiorno ha investito in nuove tecnologie digitali, contro il 79,6% di quelle del Nord Italia, con un differenziale piuttosto contenuto.

I settori in cui la digitalizzazione registra i numeri più importanti sono quello delle telecomunicazioni (94,2%), il settore farmaceutico (94,1%) e il settore chimico (86,6%), mentre in tutto il settore informatico, editoriale, finanziario e dei servizi in generale le percentuali superano il 90%.

Paesi esteri: quanto sono digitalizzati?

Come abbiamo avuto modo di vedere i numeri sulla digitalizzazione delle imprese italiane sono positivi da un punto di vista quantitativo, ma sono ancora troppo poche (16,6%) le imprese che investono in un processo di digitalizzazione vero e proprio. Ma qual è il grado di digitalizzazione dei paesi esteri?

Per analizzare il livello di digitalizzazione dei Paesi esteri prendiamo in considerazione il Digital Economy and Society Index (DISE), indicatore che monitora cinque diversi parametri per misurare il livello di digitalizzazione di un paese:

  • Connettività (25% dell’indice);
  • Competenze digitali (25% dell’indice);
  • Uso di internet da parte dei singoli individui (15% dell’indice);
  • Integrazione delle tecnologie digitali nelle imprese (20% dell’indice);
  • Servizi pubblici digitali (15% dell’indice).

Dall’analisi effettuata attraverso il DESI si evince che i paesi europei più digitalizzati sono quelli nordici, Finlandia, Svezia e Danimarca con un punteggio di 70, mentre Spagna, Germania e Francia riportano un punteggio pari o superiore alla media europea, pari a 52,6 punti.
Il nostro paese, invece, si colloca tra gli ultimi posti della classifica, attestandosi al 25° posto su 29 paesi considerati, con un punteggio di 43,6 punti, ben al di sotto della media, davanti solo a Romania, Grecia e Bulgaria.

Fonte: Indice di digitalizzazione dell'economia e delle società (DESI), Commissione Europea - Ranking 2020
Fonte: Indice di digitalizzazione dell’economia e delle società (DESI), Commissione Europea – Ranking 2020

Considerando la composizione del DESI per l’Italia, i risultati per ogni singolo parametro sono:

  • Capitale umano: l’Italia si attesta all’ultimo posto in UE sulle competenze digitali. Infatti, in base ai dati dello studio 2019, soltanto il 42% delle persone tra i 16 e i 74 anni possiede delle competenze digitali di base, contro una media europea del 58%.
    Uso dei servizi internet: L’Italia si colloca al 26° posto, con una percentuale di persone che non hanno mai navigato in rete pari al 17% contro una media europea del 9%.
  • Connettività: questa dimensione è allineata rispetto al resto d’Europa e l’Italia si attesta al 17° posto, con una percentuale di famiglie con accesso alla banda larga pari al 13%. Da notare che il nostro Paese invece è uno degli stati membri più avanti nella preparazione della rete 5G (60% contro una media europea del 20%).
  • Integrazione delle tecnologie digitali: dal parametro più significativo che esprime il livello di digitalizzazione delle imprese emerge che l’Italia si trova ben al di sotto della media europea, attestandosi al 22° posto. In questo caso a pesare è soprattutto la scarsa digitalizzazione delle PMI italiane.
  • Servizi pubblici digitali: l’Italia si colloca al 19° posto non tanto per una mancata digitalizzazione dei servizi pubblici, quanto per una bassa interazione tra le autorità pubbliche e il pubblico in generale: appena il 32% degli utenti italiani usufruisce dei servizi di e-government, contro una media europea del 67%.

I Paesi esteri stanno quindi registrando anno dopo anno importanti risultati, mentre l’Italia si trova ancora ben al di sotto della media europea in tutte le dimensioni considerate dal DISE, raggiungendo la sufficienza soltanto nella dimensione “connettività”. Le imprese italiane continuano a registrare importanti ritardi per quanto riguarda l’adozione di tecnologie come il cloud o i Big Data, così come nell’adozione del commercio elettronico.

Fonte: Indice di digitalizzazione dell’economia e delle società (DESI), Commissione Europea – Ranking 2020

La digitalizzazione della pubblica amministrazione

L’indicatore DISE precedentemente analizzato comprende anche un parametro, quello sui servizi pubblici digitali, utile a comprendere il livello di digitalizzazione nella pubblica amministrazione. Sebbene l’Italia si avvicini alla media europea, si attesta pur sempre al 19° posto, restando ancora molto indietro rispetto a tanti altri paesi europei.

Per far fronte a questa situazione è stato sviluppato un Piano triennale per l’informazione nella PA. In questo documento sono indicate tutte le linee d’azione per promuovere la trasformazione digitale del settore pubblico e dell’intero Paese.

Si tratta di un progetto di trasformazione che coinvolge in eguale misura tutti gli enti pubblici, con l’obiettivo di raggiungere una completa informatizzazione della PA nel triennio 2020-2022. I punti chiave individuati per raggiungere questo obiettivo sono:

  • Interoperabilità: favorire l’interazione e lo scambio delle informazioni.
  • Gestione dei dati: implementare l’utilizzo di nuovi strumenti per gestire in maniera efficiente la grande mole di dati della PA (basi di dati d’interesse, Open data, vocabolari controllati e modelli dei dati).
  • Infrastrutture fisiche: interventi infrastrutturali per migliorare e rendere più efficiente la condivisione dei dati (data center, cloud e connettività).
  • Servizi digitali: strumenti fondamentali per raggiungere gli obiettivi del Piano triennale (repository del codice sorgente, catalogo delle API con documentazione, documentazione tecnica, strumenti di service design e per la gestione di progetto).
  • Sicurezza: figure professionali preposte alla sicurezza internet e dei dei dati e alla loro gestione. A tal proposito, la figura individuata è quella del CERT-PA (Computer Emergency Readiness/Response Team) il cui compito è quello di aiutare le amministrazioni pubbliche a prevenire e affrontare possibili minacce informatiche e i relativi rischi.

Per favorire il raggiungimento degli obiettivi del Piano triennale è stato ideato un modello strategico di evoluzione del sistema informativo della pubblica amministrazione. Questo modello racchiude tutta una serie di attività e progetti finalizzati a semplificare e agevolare il processo di trasformazione digitale nelle PA.

Quali sono i settori da digitalizzare?

I dati e le analisi finora considerati hanno messo in evidenza uno scenario abbastanza controverso, dal quale emerge comunque una forte volontà ad investire nella digitalizzazione da parte delle istituzioni e degli imprenditori italiani.

A destare più preoccupazione è invece la situazione delle piccole e medio imprese italiane. Proprio i settori manifatturieri, i piccoli artigiani e commercianti sono quelli che registrano i maggiori ritardi in termini di digitalizzazione d’impresa.

In base ai dati dell’Osservatorio.net è possibile osservare come soltanto una PMI su quattro possa essere considerata matura dal punto di vista digitale, ossia dimostra concretamente di avere quelle tecnologie e quelle competenze digitali necessarie a favorire uno sviluppo digitale.

Questa evidenza trova ulteriore conferma anche nello scarso utilizzo delle piattaforme di vendita online, infatti, soltanto il 10% delle piccole e medie imprese ricorre ad un canale di vendita online proprietario. Ma non solo, ad essere scarsamente utilizzati sono anche gli strumenti di pubblicità online, primi fra tutti i social network, fenomeno che lascia la stragrande maggioranza di queste aziende completamente inespresse e conosciute soltanto a livello locale.

Le cause di questo fenomeno possono essere imputate a diversi fattori:

  • carenza di competenze digitali;
  • elevati costi delle infrastrutture e delle figure professionali necessarie;
  • percezione di uno scarso supporto da parte delle istituzioni;
  • complessità burocratica e incertezza sui tempi della trasformazione;
  • poca conoscenza degli incentivi per la digitalizzazione d’impresa;

Per tutte queste ragioni, la maggior parte delle PMI italiane rinuncia alla sfida della trasformazione, perdendo talvolta tutte quelle opportunità e quei vantaggi che questo processo può apportare anche nelle più piccole attività imprenditoriali.

dipendenti lavorano in una azienda digitalizzata riscontrando i vantaggiDigitalizzare le imprese: i vantaggi

La digitalizzazione d’impresa è indubbiamente un percorso difficile e costoso, soprattutto per tutte quelle aziende che si approcciano a questa realtà per la prima volta. Una sfida così grande comporta però vantaggi altrettanto importanti:

  • eliminazione delle inefficienze: creazione di nuovi modelli di business che facilitano la creazione di un sistema d’impresa più efficiente e flessibile secondo un workflow in buona parte automatizzato;
  • migliore soddisfazione dei clienti: efficienza e automatizzazione si traducono anche in un miglior servizio reso ai propri clienti, aumentando la soddisfazione e i feedback positivi. La digitalizzazione consente di gestire contemporaneamente più richieste da parte dei clienti, offrire loro una migliore esperienza attraverso diversi touchpoint e una migliore interazione con il brand;
  • processo di innovazione continuo: la digitalizzazione implica un processo di continua innovazione e cambiamento, proprio come continuo è lo sviluppo di nuove tecnologie e professioni. Una predisposizione digitale consente alla tua azienda di restare sempre al passo con le più recenti innovazioni, essere sempre più competitiva e non correre il rischio di rimanere fuori mercato;
  • riduzione dei rischi: una struttura digitalizzata consente di ridurre la probabilità di rischi ed errori e, laddove questi si verifichino, di individuare rapidamente le cause e le soluzioni dei problemi stessi;
  • comunicazione interna ed esterna più efficace: il cambiamento introdotto dalla digitalizzazione stravolge totalmente la comunicazione interna ed esterna all’azienda. Lavoratori, collaboratori e clienti diventano i primi attori di questa trasformazione, imparando a collaborare con le macchine e la tecnologia;
  • nuove opportunità: un’impresa digitalizzata è in grado di operare in maniera efficiente e competitiva, condizioni fondamentali per affrontare nuove sfide ed opportunità con decisione e successo. Anche le attività di decision making vengono quindi semplificate e supportate da tutto un insieme di dati e informazioni elaborati digitalmente.

Continua la lettura su questo articolo specifico sui vantaggi della digitalizzazione aziendale

Digitalizzare le imprese: i costi

Partiamo subito dal presupposto che non è possibile digitalizzare un’impresa a costo zero! Allo stesso tempo bisogna sempre tenere in considerazione che non è tanto l’azienda a doversi adattare alle nuove tecnologie, ma sono piuttosto le tecnologie a dover rispondere alle esigenze aziendali.

Non bisogna, quindi, vedere la digitalizzazione come un costo da sostenere, ma come una nuova opportunità per riuscire a rendere la propria azienda più innovativa e competitiva, anche in uno scenario globale.

Ma quali sono i costi della digitalizzazione d’impresa? La digitalizzazione è un insieme di tecnologie, e in quanto tale comporta ingenti investimenti per l’acquisto di nuove infrastrutture informatiche come software gestionali o ERP, sistemi IoT, stampa 3D, soluzioni cloud e una connessione ultraveloce via fibra. Tutti questi asset rappresentano a tutti gli effetti la principale voce di costo della digitalizzazione.

La seconda voce di costo più rilevante da considerare è legata alle competenze digitali del personale, motivo per cui la maggior parte delle imprese deve andare alla ricerca di nuove figure professionali che abbiano tutte quelle skill digitali necessarie nell’ambito della digitalizzazione.

Se invece l’azienda non vuole, o non ha la possibilità di investire in nuove risorse umane, deve sostenere il costo per la formazione del personale di cui già dispone.
In entrambi i casi, il vero costo, non solo economico ma anche culturale, è quello strategico che comporta un radicale cambiamento da un modello di business tradizionale a uno totalmente digitale e innovativo, stravolgendo completamente la mentalità aziendale a tutti i livelli dell’organigramma.

È infatti necessario che questo cambiamento coinvolga tutta l’azienda, a partire proprio dal vertice strategico e direzionale: è inutile avere delle figure altamente competenti se i manager per primi non dispongono delle conoscenze strategiche di base per affrontare questa sfida!

dipendenti lavorano all'ottimizzazione e digitalizzazione dei processi produttivi della loro impresaDigitalizzazione dei processi aziendali

Digitalizzare i processi aziendali significa dar vita ad un nuovo modello organizzativo grazie al quale un’azienda riesce a gestire in modo integrato, efficace e collaborativo tutte le proprie attività, riducendo rischi, errori e inefficienze di qualsiasi natura.

La digitalizzazione dei processi aziendali consente di avere sempre sotto controllo lo stato e l’avanzamenti di ogni singola attività aziendale, riuscendo in questo modo ad intervenire tempestivamente in caso di errori o malfunzionamenti.

I dati raccolti da un sistema completamente digitalizzato sono anche un’ottima base informativa per riuscire ad aggiornare gli obiettivi aziendali, e verificare passo dopo passo i risultati di ogni singola attività, intervenendo laddove fosse necessario.

Tutto questo dà origine ad un processo continuo di rinnovamento e miglioramento aziendale, con importanti benefici sia sulle performance, che dal punto di vista del risparmio di costi e tempi.

La digitalizzazione dei processi aziendali parte solitamente con la dematerializzazione dei documenti cartacei, ma questo non è altro che una piccola parte delle potenzialità di questo processo.
Infatti, i processi aziendali possono dirsi realmente digitalizzati soltanto quando le informazioni ad essi connesse vengono utilizzate attraverso un mezzo digitale, sono veloci e semplici da attivare, sono elaborate in maniera meccanica e si basano sullo scambio tra sistemi IT interconnessi.

La trasformazione digitale: le tecnologie

Il processo di trasformazione digitale richiede strumenti e non può avvenire senza tecnologia. Tutte le aziende che decidono di affrontare questa sfida devono attentamente valutare quali sono le tecnologie di cui hanno bisogno, qual è il livello delle competenze digitali del proprio team e quali sono gli investimenti infrastrutturali che son disposti a sostenere.

Alla luce di queste considerazioni, le soluzioni via cloud sono uno degli strumenti fondamentali per qualsiasi impresa, per riuscire a scambiare informazioni rapidamente in qualsiasi parte del mondo ci si trovi. La G-Suite di Google o One Drive di Microsoft sono due dei principali esempi di software utilizzabili anche in mobilità e che offrono la possibilità di scambiare file e documenti comodamente grazie all’archiviazione via cloud.

Altrettando importanti sono tutti quegli strumenti di comunicazione digitale come Skype, Google Chat, Zoom o Teams. Sono tutti dei semplici canali comunicativi che facilitano la comunicazione sia interna che esterna e stimolano la collaborazione e lo scambio reciproco.

In un’ottica di automatizzazione e semplificazione dei processi aziendali sono sempre più fondamentali i sistemi gestionali o ERP. Queste piattaforme forniscono, infatti, tutti gli strumenti necessari per monitorare, gestire e rendicontare alcune tra le più importanti attività d’impresa, dalla contabilità alla vendita, e avere in questo modo in tempo reale un controllo diretto e mirato su quanto avviene quotidianamente in azienda.

A tutte queste tecnologie si aggiungono anche tutti quei sistemi CRM e CMS legati, rispettivamente, alla gestione della relazione della clientela, e alla gestione e creazione di contenuti digitali.

Non esiste un “pacchetto” di soluzioni tecnologiche standard che possono essere adeguate a qualsiasi impresa. È la strategia individuata a dettare le reali necessità aziendali per intervenire dapprima in tutti quei settori che presentano maggiori criticità e ritardi, per poi coinvolgere l’intera organizzazione.

Come abbiamo detto in precedenza, non è importante il numero di nuove tecnologie implementate, bensì il modo in cui queste vengono interconnesse e gestite totalmente in digitale.

I contributi che si possono richiedere

Per agevolare e velocizzare il processo di digitalizzazione del nostro Paese, le istituzioni nazionali e europee hanno messo in campo ingenti risorse a sostegno soprattutto di tutte quelle microimprese e PMI che vogliono diventare più competitive e innovative.

L’insieme di tutti questi interventi ed incentivi è racchiuso all’interno del Piano Industria 4.0 elaborato dal Ministero dello Sviluppo Economico a partire dal 2016 e che, ancora oggi, rappresenta il principale punto di riferimento in tema di incentivi e sostegno alla digitalizzazione.
Scopriamo nel dettaglio di cosa si tratta e quali sono gli incentivi contenuti in questo documento.

Il piano Industria 4.0 del Mise

Il Piano Nazionale Industria di digital 4.0 è un programma ideato dal MISE (MISE Voucher) per far sì che l’Italia possa farsi trovare pronta alla quarta rivoluzione industriale. Si tratta di un progetto che prevede una serie di incentivi e agevolazioni sugli investimenti nella cosiddetta “Industria 4.0”, per quanto riguarda sia i beni strumentali, che il capitale umano.

I principali punti programmatici contenuti nel Piano Industria 4.0 sono:

Iper e Super Ammortamento – Investire per crescere: supervalutazione dei beni oggetto di investimento ai fini della richiesta dei benefici fiscali. Con la nuova legge di bilancio 2020, l’iper e il super ammortamento sono stati sostituiti da un nuovo credito di imposta con diverse percentuali a seconda della tipologia di bene acquistato;
Nuova Sabatini – Credito all’innovazione: contributo a parziale copertura degli interessi pagati dall’impresa su finanziamenti bancari di importo compreso tra 20.000 e 2.000.000 di euro, concessi da istituti bancari in convenzione con il Mise;
Fondo di Garanzia – Ampliare le possibilità di credito: istituito per agevolare l’accesso al credito delle imprese che riscontrano difficoltà, e che possono contare su una garanzia pubblica fino a un massimo dell’80% del finanziamento;
Credito d’imposta R&S – Premiare chi investe nel futuro: per le spese incrementali in ricerca e sviluppo è previsto l’accesso al credito d’imposta dal 50% al 25%, fino a un massimo di 20 milioni di euro all’anno;
Startup e PMI innovative – Accelerare l’innovazione: incentivi e agevolazioni a favore di PMI e startup innovative che sono iscritte alla sezione speciale del Registro delle Imprese;
Patent box – Dare valore ai beni immateriali: riduzione delle aliquote Ires e Irap sui redditi da beni materiali fino al 50% per i titolari di reddito di impresa, derivanti dall’utilizzo di beni immateriali quali brevetti industriali, marchi registrati, disegni, modelli industriali, know how e software protetti da copyright.

L’obiettivo del Piano Industria 4.0 è quello di semplificare l’accesso alle misure previste per favorire la crescita e l’innovazione delle aziende italiane. Secondo le linee guida del governo, si tratta di azioni orizzontali e non verticali o settoriali, che si distribuiscono su un tessuto industriale ancora fortemente caratterizzato da piccole e medie imprese scarsamente digitalizzate.

Trasformazione digitale: gli esempi e case study

Non mancano, e speriamo saranno sempre di più, alcuni grandi esempi di come la digitalizzazione, una volta integrata nel core business di un’azienda, possa diventare il suo principale punto di forza, nonché lo strumento per cogliere nuove opportunità e sfide.

È questo il caso di grandi gruppi internazionali come Netflix, Deliveroo e McDonald’s: scopriamo in che modo la digitalizzazione ha rappresentato un fattore determinante nella costruzione del successo di questi grandi marchi!

Il caso Netflix

Difficile non conoscere Netflix oggi! Per quanto il suo debutto in Italia sia relativamente recente, questo colosso dell’intrattenimento è ormai diventato uno dei principali punti di riferimento nella produzione e nella visione di serie e film del tutto originali. Il collegamento con la digitalizzazione appare immediato: Netflix è una piattaforma totalmente online che offre ai suoi abbonati la visione dei titoli in streaming, con una qualità variabile a seconda del piano tariffario. Ma come è riuscita questa piccolissima startup californiana ad avere così tanto successo? Come ha avuto l’intuizione e la capacità di convertire il suo core business attraverso la digitalizzazione?

Si dice che il fondatore di Netflix, Reed Hastings, abbia avuto l’intuizione di creare Netflix dopo aver preso una multa di 40$ per la mancata restituzione di un DVD a noleggio. Ecco quindi che nell’agosto del 1997 Hastings e Marc Randolph decisero di fondare una piccola startup di noleggio DVD, VHS e videogiochi sfruttando una semplice piattaforma online per la prenotazione/restituzione dei titoli noleggiati.

Da subito i due fondatori avevano intuito l’importanza di sfruttare una nuova realtà digitale che, in quegli anni, era ancora una novità in continuo divenire. E su questo spirito si basa tuttora la filosofia aziendale di Netflix e il suo stato di digitalizzazione che è continuata a crescere negli anni modificando costantemente il suo modello di business. È nel 2007 che si ha il cambiamento più radicale, con il lancio del servizio di streaming video online ad una tariffa di 8$ per titolo. Nel 2013 l’azienda si introduce nel mondo delle produzioni originali con alcuni famosi titoli come “House of Cards” e “Orange is the New Black”. Nel triennio 2014-2016 Netflix debutta in Europa (In Italia nel 2016): l’insieme di tutte queste novità segnano un’impennata improvvisa degli abbonati al servizio che oggi sono oltre 190 milioni in tutto il mondo.

Fonte: Comparitech.com: https://bit.ly/369zCM2

Ma che ruolo ha ricoperto la digitalizzazione in questo lungo processo? Fin dalla sua fondazione Netflix è stata sviluppata per essere completamente digitale. Il servizio di noleggio dei titoli è stato ben presto sostituito da un palinsesto di visione in streaming attraverso un software denominato “cinematch”, ossia un programma capace di “capire” quali sono i contenuti più richiesti e più in linea con i gusti dell’utente grazie al sistema di valutazioni fornito degli utenti stessi. Per far questo l’azienda ha studiato e sviluppato negli anni un particolare algoritmo capace di creare una sorta di dialogo costante con gli abbonati, raccogliendo sempre più dati e informazioni si questi ultimi. Tutto questo processo si traduce nell’utilizzo dei cosiddetti “Big Data”, elemento fondamentale nella digitalizzazione d’impresa, con l’obiettivo di offrire un’esperienza di intrattenimento sempre più personalizzata.

Netflix ha saputo fare un ampio utilizzo anche delle tecnologie di produzione cinematografica, realizzando titoli di successo anno dopo anno. Anche questa attività rientra nell’obiettivo di fornire dei contenuti sempre più originali e allineati alle preferenze del suo pubblico. A tal scopo ha stretto negli anni importanti collaborazioni con alcuni dei più grandi player del settore: The Walt Disney Studios, DreamWorks Animation, Pixar Animation Studios e Marvel Studio.

Quello che ha reso Netflix così unica e apprezzata è proprio la ricerca continua di un rapporto esclusivo con i propri abbonati, e per fare questo il CEO della società californiana ha organizzato un team composto da oltre 300 persone che ogni giorno raccolgono dati sul comportamento degli utenti, individuano desideri e giudizi dei consumatori e studiano i diversi trend.

Sfruttamento di una piattaforma totalmente online, analisi dei Big Data, partnership con altri grandi player del settore e la creazione di un rapporto e di uno studio costante dei consumatori sono i principali fattori che hanno decretato il successo di questa grande compagnia californiana. Netflix è stata una delle prime società al mondo ad aver scommesso sulle potenzialità della rete, nei primi anni ’90, periodo in cui queste tecnologie erano ancora una novità fruibile da ben pochi utenti.

Il caso Deliveroo

Deliveroo è oggi uno dei cosiddetti “big player” nel settore del food delivery in Italia e nel mondo. Nata nel 2013 in Inghilterra, la società di consegna opera oggi in oltre 500 città di diverse nazioni di tutto il mondo.
In Italia Deliveroo ha fatto il suo debutto nel 2015 ed oggi il servizio ha raggiunto oltre 200 città italiane.

L’emergenza legata al Covid-19 ha portato ad una rapida crescita di tutto il settore delle consegne a domicilio (oltre ad un enorme aumento dello Smart Working in Italia). Prima d’ora molte persone ignoravano l’esistenza dei servizi di food delivery, o comunque non ne avevano mai usufruito, ma con la chiusura dell’aziende di ristorazione si son rivelati essenziali sia per i ristoratori che per i clienti.

Il punto di forza di questo settore deriva proprio dal digital Deliveroo è a tutti gli effetti un intermediario tra domanda e offerta di pasti, bevande, dolci o gelati, che da un lato consente alle aziende di poter raggiungere i propri clienti a domicilio, dall’altro offre ai clienti stessi la possibilità di poter ordinare e vedersi recapitare in casa i propri cibi preferiti.

Tutto questo avviene grazie ad una piattaforma completamente digitale, disponibile sia su desktop, che tramite applicazione da smartphone. Ma il vero punto di forza di questo sistema è l’algoritmo che permette di controllare e gestire tutta la flotta di rider impiegati nelle consegne.

Quando il numero di ordini è molto elevato e c’è bisogno di aumentare il numero e la rapidità delle consegne, Deliveroo è anche in grado di reclutare rider just in time invitando il resto della flotta a
loggarsi in cambio di un aumento del pagamento per singola consegna.

Attraverso un algoritmo Deliveroo è riuscita a modificare anche il sistema di retribuzione dei rider introducendo la cosiddetta “dynamic fee”. Con questa modalità non vi è più il pagamento di un fisso a singola consegna, ma questo viene calcolato da un algoritmo in grado di considerare anche altre variabili come la distanza e il tempo di consegna impiegato dal rider.

Tutto questo ha consesso a Deliveroo di distinguersi nell’intricato panorama del food delivery, e di offrire un servizio di consegna molto veloce ed efficiente: il tempo medio di consegna è pari a 30 minuti! Il vero punto di forza di questa piattaforma è la stretta collaborazione con tutte le attività di ristorazione facenti parte della rete, ai quali Deliveroo offre un canale totalmente inedito, versatile, economico ed efficiente.

Il cliente finale, invece, può vivere la sua esperienza di acquisto con Deliveroo in tutta tranquillità, soprattutto grazie alla possibilità di tenere sotto controllo la posizione esatta del rider una volta partita la consegna. Si tratta di un strategia di sviluppo digitale in cui vincono tutte le parti coinvolte, soprattutto in riferimento all’attuale situazione emergenziale legata all’emergenza Covid-19.

Il caso McDonald’s

Per comprendere l’importanza della trasformazione digitale in un’azienda come McDonald’s è sufficiente partire dalla mission dell’azienda stessa:

“Essere il posto e il modo preferito dai clienti per consumare un pasto, migliorare l’operatività fornendo il migliore servizio di fast food che risponda alle aspettative dei nostri clienti”.

Il vero punto di forza di McDonald’s, su cui si basa gran parte del suo successo dalla sua fondazione nel 1955 ad oggi, è proprio la velocità. McDonald’s è leader nel settore del fast food, e si può affermare che questo mercato sia nato contestualmente alla nascita di McDonald’s stessa. Riuscire ad offrire un servizio di ristorazione in tempi brevissimi, secondo una logica di ottimizzazione estrema dei passaggi e delle risorse umane, è da sempre stato lo spirito con cui questo colosso si è sviluppato negli anni

Ma per preservare questa capacità di offrire un servizio di qualità nel minor tempo possibile, McDonald’s ha dovuto investire parecchie risorse, sia in termini di tempo che di denaro, e oggi, grazie alle potenzialità della trasformazione digitale, continua ad essere il punto di riferimento primario per un intero mercato mondiale.

Sotto la guida del CEO Steve Easterbrook, McDonald’s nel 2017 ha sviluppato un grande progetto di trasformazione digitale, con l’obiettivo di “migliorare le capacità digitali e l’uso della tecnologia per migliorare drasticamente l’esperienza del cliente”.

Per far questo l’azienda ha dato il via ad un radicale cambiamento di ben oltre 5000 ristoranti in tutto il mondo, con l’obiettivo di renderli più moderni, fluidi, coinvolgenti e capaci di rispondere alle esigenze del cliente in maniera rapida e precisa.

L’utilizzo delle applicazioni per smartphone, dell’intelligenza artificiale, dei menù completamente digitali e di punti di ristoro interamente self service sono soltanto alcuni degli elementi principali che rientrano in questa grande strategia digitale. Si tratta di un progetto dinamico, in continua evoluzione, che ha l’obiettivo di modellarsi costantemente in base al feedback restituito dai clienti.

Il servizio al tavolo si è, infatti, rivelato poco efficiente, e l’azienda ha deciso di investire maggiormente nella logica del self service, rendendo il cliente quasi del tutto indipendente, nella scelta, nella consumazione e nello smaltimento delle consumazioni.

L’applicazione proprietaria si è rivelata fondamentale in una logica di efficienza operativa. Tramite l’App il cliente può visionare il menù, prenotare e accedere a nuove offerte che vengono costantemente aggiornate. Ma l’applicazione consente anche a McDonald’s di raccogliere tutta una serie di importanti dati sul cliente, sulle sue preferenze e sulle sue abitudini, riuscendo in tal modo, attraverso le potenzialità dell’analisi dei Big Data, ad offrire un servizio sempre più personalizzato e mirato.

La digital trasformation di McDonald’s non riguarda però unicamente i clienti finali, ma anche il personale interno. L’azienda da una parte sta investendo parecchie risorse nei cosiddetti “chioschi interattivi”, ossia dei cassieri virtuali sotto forma di ampi schermi touchscreen tramite cui il cliente può effettuare l’ordine. Dall’altra parte, invece, attraverso l’intelligenza artificiale, il machine laerning e il cloud computing si sta cercando di migliorare la coordinazione e la comunicazione tra il personale interno, con l’obiettivo di rendere tutti i processi più efficienti e ridurre i tassi di errore.

McDonald’s è oggi una delle aziende maggiormente proiettate verso il futuro, determinata a conservare la sua leadership nel mercato e a offrire un servizio sempre più innovativo e allineato alle preferenze del cliente. In quest’ottica le potenzialità della digitalizzazione diventano determinanti, nonché l’unico strumento realmente in grado di alimentare un progetto così tanto ambizioso nel medio-lungo termine.