Come procede lo Smart working in PA? I dati del monitoraggio

Per le PA lo smart working, resosi necessario soprattutto durante la prima ondata del Covid-19, è stato un importante banco di prova. Sappiamo bene quanto nel nostro Paese la Pubblica Amministrazione abbia subito attacchi legati alla presunta scarsa efficienza dei servizi.

Sicuramente, il passaggio improvviso al lavoro agile non è stato semplicissimo da gestire. Sta di fatto, però, che come sempre, ogni crisi offre delle opportunità. La pandemia è stata l’occasione per cominciare ad offrire prospettive di lavoro differenti per i dipendenti della PA.

Ci si aspetta che, anche quando l’emergenza si sarà arenata, il Governo sia pronto ad incentivare le assunzioni nella Pubblica Amministrazione, per velocizzare un processo di trasformazione che non si può più rimandare. Andiamo, però, a vedere qual è lo stato dell’arte dello smart working in Italia nella PA, prendendo in considerazione i dati del 2020.

Lo smart working in PA

Lo smart working nella PA richiede, innanzitutto, una buona conoscenza di tecnologie e piattaforme informatiche. Uno degli aspetti più controversi, però, riguarda l’adozione di misure di sicurezza, atte a limitare i rischi di attacchi informatici da parte degli hacker.Del resto, non bisogn a mai dimenticare che chi lavora nella Pubblica Amministrazione può ritrovarsi ad avere a che fare con dati sensibili di migliaia, se non milioni di cittadini. Ecco perché è importante formare bene i dipendenti in smart working delle pubbliche amministrazioni.

Direttamente collegato a questo argomento è la questione relativa all’impiego di dispositivi e strumenti forniti direttamente dalla Pubblica Amministrazione. Da questo punto di vista, i risultati non sono stati molto negativi ma sicuramente ci sono ampi margini di miglioramento. Infatti, i dati dicono che il 50% dei lavoratori delle PA in smart working ha usufruito di strumenti direttamente forniti dalla propria amministrazione.
Interessante, a tal proposito, anche la percentuale di dirigenti che possiede la firma digitale, salita all’87%. La digitalizzazione dei processi è passata al 60%. Degne di essere citate anche le testimonianze fornite dalle stesse PA. Il 48% delle amministrazioni ha dichiarato che lo smart working ha favorito una maggiore responsabilizzazione e orientamento ai risultati da parte dei dipendenti.

Che dire invece dei costi? Il 54% delle amministrazioni coinvolte dallo studio ha ammesso di aver notato una diminuzione delle spese grazie allo smart working, specie per quanto concerne le utenze e la carta.

Cosa dicono, invece, i dipendenti rispetto all’esperienza del lavoro agile? Il 91% ha apprezzato questa differente modalità di svolgimento della prestazione lavorativa. Il 73% sostiene, infine, di aver notato incrementi sotto il profilo della produttività.

I monitoraggi che sono stati effettuati

Il 2020 è stato un anno in cui, a livello istituzionale, sono stati evidentemente effettuati importanti passi in avanti in materia di smart working. Ad esempio, presso il Dipartimento della Funzione Pubblica, è stato istituito l’Osservatorio Nazionale del Lavoro Agile.

La sua funzione è di dare sostegno per l’elaborazione di proposte per migliorare a 360° il mondo dello smart working nella Pubblica Amministrazione. Sempre al Dipartimento della Funzione Pubblica è affidato il monitoraggio del lavoro agile. Il monitoraggio viene svolto ogni quattro mese, in via continuativa. Si tratta di un processo fondamentale in quanto permette di individuare le aree di miglioramento e le strategie di promozione dello smart working.

I dati e i risultati

Nel primo mese di lockdown, marzo 2020, la percentuale di lavoro in smart working all’interno delle PA è risultata pari al 56%. Il picco è stato raggiunto a maggio, con una percentuale di impiegati in modalità agile pari al 64%.

Al monitoraggio effettuato da FormezPA hanno partecipato 1537 amministrazioni, per un totale di circa 300mila dipendenti. Il periodo di riferimento dello studio va da gennaio al 15 settembre 2020. È indiscutibile che la pandemia abbia inciso profondamente sul massiccio passaggio nelle PA allo smart working. Basti considerare che a gennaio dello scorso anno solo l’1,7% dei dipendenti della Pubblica Amministrazione lavorava in smart working. Di tutte le amministrazioni coinvolte nello studio, l’86% ha attivato dinamiche di lavoro agile. Per gli enti sopra i 10 addetti, questa percentuale sale, oscillando tra il 94% ed il 100%.

A maggio 2020, hanno lavorato da casa il 66,3% delle dipendenti donne contro il 60,3% dei dipendenti uomini. Con l’allentamento delle misure per il contrasto al Covid-19, è diminuita anche la percentuale di dipendenti in smart working. A settembre, infatti, il lavoro remoto ha coinvolto il 47,6% delle dipendenti contro il 44,4% dei dipendenti della Pubblica Amministrazione.