Lo smart working per le categorie fragili

Il Covid-19 ha costretto sia il Governo che le aziende a cercare nuove soluzioni per garantire continuità dal punto di vista imprenditoriale ed occupazionale. Lo smart working è la risposta più immediata ed efficace che lo Stato ha individuato sia nella prima che nella seconda fase dell’emergenza sanitaria.

A suon di decreti-legge, il Governo ha cercato di venire incontro sia alle esigenze produttive delle imprese sia ai bisogni dei lavoratori e dei loro familiari. Un ambito molto particolare e delicato riguarda le cosiddette categorie fragili, intendendo per esse quelle persone maggiormente esposte al rischio di contagio epidemiologico. Andiamo a vedere quali iniziative ha attuato il Governo a favore delle categorie fragili.

Il bisogno di inclusione sul lavoro

Il lavoro è una delle forme di inclusione sociale più importante all’interno delle nostre comunità. Gli anni della crisi economico-finanziaria del 2008 hanno comportato un forte aumento della disoccupazione. Quando il periodo più buio sembrava ormai alle spalle, il Covid-19 ha sconvolto ogni certezza, generando un’instabilità ad ogni livello che si protrarrà probabilmente per parecchio tempo.

Ancora più delicato è il quadro della situazione quando il bisogno di inclusione sul lavoro riguarda le fasce più deboli, quelle che per problematiche di carattere fisico, sensoriale, intellettivo e psichico, potrebbero incontrare grosse difficoltà nell’accedere al mondo del lavoro.

Non è mancato in questi anni uno sforzo anche legislativo da parte dello Stato al fine di agevolare tali categorie. Pensiamo, ad esempio, alla legge n. 57 del 1999, concernente le norme per il diritto al lavoro di persone affette da disabilità. La ratio della norma è di promuovere, tramite servizi di collocamento e di sostegno, l’inserimento e l’integrazione in ambienti lavorativi delle persone disabili.

L’elevata attenzione rispetto a tale tematica è confermata dagli aggiornamenti legislativi che ci sono stati di recente. Una delle novità più interessanti concerne una particolare tutela a vantaggio di coloro che sono stati colpiti da disabilità successivamente all’assunzione. I datori di lavoro non possono, infatti, licenziare chi ha subito gravi infortuni sul lavoro o è stato vittima di malattie professionali.

Cosa dice il Decreto Rilancio a riguardo

Il Decreto Rilancio prevede ulteriori tutele per i lavoratori fragili. Il Decreto-Legge n.34 2020 sostiene che i lavoratori fragili, ossia coloro i quali vengono ritenuti da un medico competente temporaneamente non idonei alle mansioni lavorative, non possono essere licenziati.

Attenzione. Questo non vuol dire che tali lavoratori siano autorizzati ad assentarsi precauzionalmente dal lavoro. Questa possibilità, infatti, secondo quanto stabilito dal decreto, è garantita a chi beneficia della legge 104/92 in condizione di gravità oppure senza condizione di gravità, a patto che i beneficiari siano soggetti oncologici o immunodepressi.

Un’ampia schiera di lavoratori affetti da patologie croniche (pazienti cardiopatici, diabetici, pazienti che soffrono di malattie broncopolmonari) rischia, dunque, di rimanere fuori dalle tutele previste dal Decreto Rilancio.

Eppure, i gravi problemi di salute di cui soffrono tali soggetti li espongono a rischi di contagio tutt’altro che trascurabili. Una situazione del genere pone le aziende, specie quelle del settore privato, in una posizione non facile. Spetta, infatti, all’impresa stabilire le misure di tutela migliori per ogni lavoratore. Il medico competente può limitarsi soltanto ad offrire dei consigli, suggerendo possibili soluzioni che vadano a tutelare innanzitutto il lavoratore fragile.

Laddove possibile ed attuabile, dunque, lo smart working rappresenta la scelta migliore anche per i lavoratori fragili i quali potrebbero continuare a dare il loro contributo anche lontano dai locali aziendali.

27Il diritto allo smart working per i lavoratori disabili

I lavoratori disabili hanno diritto a richiedere ed ottenere lo smart working in Italia? Sì. A confermarlo è il decreto-legge n. 18 del 2020, successivamente convertito nella legge n. 27 del 2020 che va a fondersi con la legge 81/2017 sullo smart working.

Secondo quanto stabilito dalla norma, infatti, fino al termine della situazione emergenziale, sia i lavoratori disabili sia coloro i quali abbiano, all’interno del loro nucleo familiare, persone affette da disabilità, hanno il diritto di accedere al lavoro agile. Lo smart working deve, ovviamente, essere compatibile con le caratteristiche della prestazione da svolgere.

Il datore di lavoro, dunque, qualora ve ne siano le condizioni, non può opporsi alla richiesta di lavoro agile nei casi sopra elencati. Anzi, è tenuto a stabilire con il lavoratore gli obiettivi, le fasi e le modalità di svolgimento ed attuazione della prestazione lavorativa.

E non finisce qui. Il dipendente in possesso di gravi disabilità che ne riducono la sua capacità lavorativa ha la priorità rispetto alle domande di lavoro agile presentate da lavoratori non affetti da disabilità.

Si tratta sicuramente di un passo in avanti interessante sotto il profilo normativo. È doveroso, però, sperare in una maggiore attenzione rispetto alle esigenze di tali categorie anche quando l’emergenza sarà terminata. In questo modo, lo smart working potrà diventare realmente una grande opportunità di inclusione sociale sia per i lavoratori disabili che per i lavoratori fragili.