Lo Smart Working per i genitori con figli: le difficoltà che incontrano

Il 2020 passerà alla storia non soltanto per l’anno della pandemia mondiale da Covid-19. Soprattutto nell’ambito professionale, sarà ricordato anche come l’anno zero dello Smart Working.

Sì, perché se è vero che le modalità di lavoro a distanza esistono già da tempo, è innegabile che, fino a qualche tempo fa, erano davvero poche le imprese ed i lavoratori che vi avevano aderito.

La chiusura per diversi mesi delle attività scolastiche ha praticamente costretto tantissimi genitori ad organizzare diversamente le loro abitudini e le loro giornate lavorative. Anche quando le aziende hanno riaperto al pubblico o, comunque, hanno ricominciato ad operare in praesentia, per i genitori con a carico bambini piccoli l’unica possibilità di lavorare e, al contempo, prendersi cura dei figli era tramite lo smart working.

Smart Working e DAD: le novità per chi ha figli in didattica a distanza

Anche per la scuola italiana non è stato un anno particolarmente facile. Gli istituti scolastici hanno dovuto implementare forme di DAD (didattica a distanza) per garantire il prosieguo delle attività. Il Governo ha fatto il possibile per garantire la didattica in presenza sia per la scuola dell’infanzia che per quella primaria.
Inoltre, da Palazzo Chigi sono giunte forti raccomandazioni rispetto alla possibilità di attivare il lavoro agile sia nella Pubblica Amministrazione (eccezion fatta per il personale sanitario e per chi è impegnato direttamente nell’emergenza) sia nel settore privato. Il compito di garantire il massimo livello di smart working in Italia è stato affidato alla classe dirigenziale.

In ogni caso, con gli ultimi provvedimenti, chiunque lavori nel settore pubblico o privato e abbia un figlio di età inferiore a 16 anni è legittimato a richiedere di eseguire l’attività lavorativa in modalità agile.

Quali sono le difficoltà che incontrano

Specie per gli alunni della scuola primaria, la DAD difficilmente può prendere il posto della didattica in presenza. La soglia di concentrazione di un bambino non può essere elevatissima. Il dover trascorrere diverse ore dinnanzi ad uno schermo non facilita certo un apprendimento di grande qualità.

E’, però, da dire che sarebbe stato altrettanto grave e dannoso il blocco totale delle attività scolastiche. Non bisogna dimenticare che in Italia le scuole sono state chiuse già in seguito alla prima ondata causata dal Covid-19. L’anno scolastico 2019-20 si è praticamente interrotto a marzo 2020. La ripresa delle attività a settembre è stata, comunque, frastagliata, in virtù dell’arrivo della seconda ondata della pandemia.

Inoltre, le disposizioni giunte dal Governo nazionale non sempre sono state rispettate dagli enti regionali e locali. In termini semplici, non c’è stata uniformità di trattamento per gli scolari italiani. Sta di fatto che molti amministratori hanno preferito tutelare la salute dei bambini stessi e dei loro cari, scegliendo la linea del rigore e il ricorso massiccio alla didattica a distanza anche per gli alunni delle scuole primarie.

Certamente, le difficoltà non sono mancate. Molte famiglie, già indebolite economicamente a causa delle conseguenze del Coronavirus, non avevano la possibilità di destinare budget importanti per l’acquisto di dispositivi necessari per permettere ai figli di seguire con successo le lezioni a distanza.
Inoltre, nonostante i passi in avanti degli ultimi anni, ci sono ancora delle aree del nostro paese non coperte a sufficienza dalla connessione Internet veloce.

Lo Smart Working e il congedo parentale

Secondo quanto stabilito dal Decreto Legislativo 80 del 2015, il congedo parentale consiste nel diritto spettante sia al padre che alla madre di usufruire di un periodo massimo di dieci mesi di astensione dal lavoro.

Questa legge sostiene che il periodo di astensione sia da ripartire tra i due genitori e che sia possibile usufruire del congedo parentale nei primi dodici anni di vita del bambino. La ratio di questa norma è di consentire ai genitori di rimanere ccanto al proprio o ai propri figli nei loro primi anni di vita.
L’emergenza da Covid-19 ha chiaramente rimescolato le carte in gioco anche sotto questo punto di vista. In particolare, il Decreto Ristori ha introdotto alcune modifiche, tra cui l’innalzamento dell’età del bambino ai fini della richiesta del congedo (non più fino a quattordici anni, secondo quanto previsto dal Decreto Agosto 2020, bensì fino a sedici).

Dunque, ai genitori con figli di età fino a sedici anni è concesso richiedere il congedo parentale. Attenzione, questo non vale solamente in caso di quarantena ma anche in quello di sospensione in praesentia dell’attività scolastica. Si tratta certamente di iniziative importanti che, sebbene legate ad un periodo di straordinaria emergenza come quello che stiamo ancora affrontando, consentono alle famiglie di coniugare gli impegni familiari con quelli professionali.