Come viene affrontato lo smart working negli altri Paesi europei?

Se in Italia solo da qualche mese si comincia a parlare in maniera molto più insistente di smart working, in altri Paesi europei la situazione è in parte differente.

La cultura del lavoro flessibile, infatti, è presente già da diversi anni in Danimarca, nel Regno Unito, in Svezia e anche in altre nazioni. Tanti i progetti avviati e portati avanti con successo che hanno permesso di dare vita a nuove abitudini e regole per una gestione efficace del rapporto tra la sfera professionale e quella privata. Dopo aver parlato di come viene affrontato lo Smart Working in Italia, andiamo a vedere come funziona lo smart working in alcuni paesi europei.

Lo smart working in Danimarca

In Danimarca lo smart working fa parte in pianta stabile delle abitudini lavorative degli individui. Nel paese scandinavo, una settimana lavorativa standard si compone di 37 ore lavorative, solitamente svolte dal lunedì al venerdì.

Per i danesi è molto importante il lavoro di gruppo ma lo sono ancora di più il rispetto delle scadenze e la puntualità alle riunioni, indipendentemente dal fatto che esse si svolgano offline o in modo virtuale. Questo atteggiamento riduce al minimo lo stress e fa sì che gli impiegati adottino un approccio dall’elevato grado di indipendenza. Secondo il modello danese, infatti, ogni lavoratore deve essere in grado di pianificare le mansioni ed i compiti da svolgere.

Il concetto di responsabilità nelle aziende della Danimarca va applicato sia al singolo individuo che all’intero team. La collaborazione è uno dei pilastri si cui si fonda la cultura del lavoro in Danimarca e che favorisce anche la buona riuscita dei progetti di smart working. Altro concetto decisivo è quello di problem solving. I danesi amano avere a che fare con persone creative e che non si spaventano dinnanzi ai problemi, anzi fanno di tutto per risolverli. Non c’è molta attenzione alle questioni gerarchiche. Chi lavora in Danimarca può utilizzare un tono informale nelle comunicazioni. Nel rapporto tra colleghi, inoltre, l’umorismo la fa da padrone.

Secondo l’OCSE, la Danimarca è uno dei Paesi in cui si riesce meglio a conciliare la vita privata con quella professionale. I danesi figurano tra i lavoratori più efficienti a livello europeo ma non vivono soltanto per il lavoro. Molte aziende consentono ai dipendenti di lavorare da casa dagli uno ai due giorni a settimana ed incoraggiano un ricorso ancora più massiccio allo smart working qualora i dipendenti lo richiedano per motivi validi.

Lo smart working nel Regno Unito

È doveroso un accenno anche alle politiche di smart working adoperate nel Regno Unito. Di recente, si è avvertita una grossa spinta da parte delle organizzazioni sindacali affinché i governi garantiscano, attraverso delle riforme normative, la possibilità di ricorrere in maniera conveniente e produttiva allo smart working.

In UK il lavoro flessibile non è solo uno strumento per migliorare l’equilibrio lavoro-famiglia ma serve ad incrementare la produttività e la qualità del lavoro per ottenere risultati economici migliori. Non tutti nel Regno Unito ritengono indispensabile ricorrere al lavoro flessibile. Sembra, infatti, che questa esigenza sia avvertita soprattutto da famiglie con bambini piccoli o da persone prossime alla pensione ma che hanno la necessità di prendersi cura dei genitori anziani.

Al fine di studiare in maniera più approfondita questo fenomeno, nel Regno Unito è stata addirittura creata una task force dedicata alla promozione del lavoro flessibile. Del resto, nonostante i progressi degli ultimi anni, in Uk siamo ancora lontani dalle performance dei Paesi Bassi o di altre nazioni in cui il ricorso allo smart working è stato costante ed in continuo crescendo negli anni. Considerando che il Regno Unito rischia di essere il Paese europeo più colpito dal Covid-19, non è da escludere che, al termine dell’emergenza sanitaria, cresca la spinta verso l’adozione massiccia dello smart working non soltanto nel settore pubblico ma anche nel comparto privato.

lo smart working nei paesi esteriLo smart working in Svezia

Sulla falsa riga della Danimarca, anche la Svezia è uno dei Paesi che incoraggia senza alcuna remora lo smart working. Secondo un’indagine dell’OCSE, solo l’1,1% dei lavoratori trascorre molte ore sul luogo di lavoro. Già da qualche anno, in Svezia sono stati siglati diversi accordi per favorire l’attivazione di orari di lavoro flessibili. Il governo svedese, inoltre, ha agito affinché soprattutto per le donne fosse più facile gestire gli impegni professionali con quelli domestici. Lo ha fatto promuovendo la partecipazione attiva degli uomini rispetto alle faccende domestiche e all’educazione dei figli.

In Svezia, la settimana lavorativa si compone di 40 ore e, in ogni caso, non può mai superare le 48 ore. Grazie allo sviluppo delle tecnologie digitali, sempre più svedesi hanno assunto l’abitudine di lavorare da casa. La giornata lavorativa comincia attorno alle 8:30/9:00, con una pausa pranzo di circa un’ora e solitamente non si protrae oltre le 17 proprio perché per gli svedesi è importante dedicare tempo agli impegni personali, in primis la famiglia. Non è un caso che il lavoro straordinario sia considerato superfluo. Anzi, tende ad avere un’accezione negativa e ad essere considerato come un indice di cattiva pianificazione e gestione del tempo da parte del lavoratore.